Otto mesi dopo la morte di Chester Bennington, Mike Shinoda torna a parlare degli effetti che l'improvvisa scomparsa del cantante ha avuto sui Linkin Park e su di lui.
Shinoda ha concesso un'intervista alla rivista musicale britannica Kerrang in cui ha raccontato quanto è stato difficile, per la band losangelina, rimettersi al lavoro senza Bennington:
"Una settimana dopo la morte di Chester ci faceva paura l'idea di tornare in studio. E non era solamente l'idea di provare a fare una canzone e di essere sopraffatti da quei ricordi. C'è un altro tipo di paura per gli artisti, in situazioni del genere: 'Cosa succede se non riesco a fare nulla di buono, senza quella persona?. Questi ostacoli cominciano ad accumularsi e si crea un'eco di ansia".
Quell'ansia, lui, ha provato a trasformarla in nuova musica (dopo l'EP pubblicato lo scorso gennaio, Mike Shinoda ha recentemente confessato di aver lavorato ad un album proprio:
"Ho fatto brutte canzoni in stile grunge anni '90, poi brutte canzoni rap. Infine, qualcosa di buono. Mi sono semplicemente tuffato in alcune idee che avevo già in testa".

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