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Another Brick in the Wall - Pink Floyd

"We don’t need no education
We don’t need
no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone,
Hey teacher leave the kids alone
All in all it’s just
another brick in the wall
All in all you’re just
another brick in the wall"



Il video ci mostra Pink da bambino che osserva le facce senza volto degli uomini-cloni  stipati come animali che ci ricordano le terribili vicissitudini dei deportati ebrei e di come in questo modo venissero trasportati nei campi di concentramento nazisti. Qui Waters non intende certo paragonare l’eccidio di milioni di ebrei con la violenza psicologica fatta ai bambini in età scolastica, ma soltanto sottolineare che entrambe le condizioni sono il frutto di una “macchina” totalitaria rappresentata da scuole/campi di concentramento che tende a reprimere ogni individualità. Togliere ad un volto umano occhi e bocca significa eliminare quelle qualità umane che lo rendono riconoscibile come persona e quindi trasformarlo in una cosa. La maggior parte dei sistemi basati sull’odio e la paura del diverso operano in questo modo: privano gli uomini della loro identità per spegnere lo spirito di un popolo e renderlo così passivo alle aggressioni altrui, che siano queste interne o esterne.


La doppia negazione presente nel testo delle prime strofe rivela un'interpretazione che può prendere due strade diverse: la prima è quella delle “negazioni che si annullano producendo un’affermazione”: “noi non abbiamo bisogno di nessuna educazione”  diverrebbe quindi “noi abbiamo bisogno di educazione”.
La seconda  produce una figura retorica, detta litote, che consiste nel fare un’affermazione adoperando la negazione di un’espressione di senso contrario, in questo caso la frase diventa “noi non abbiamo bisogno di quel tipo di educazione”.
Qualunque sia l’intenzione entrambe portano a sottolineare l’aspetto esclusivo dell’esperienza di Pink nei confronti del sistema educativo e di quel sistema scolastico in particolare che è la scuola degli anni 50.

Pur avendo una cupezza molto inglese, The Wall ha conquistato i ragazzi di tutto il mondo. Durante un'intervista per la rivista "uncut' il noto produttore discografico americano Ice Cube ha detto:
" L’idea che tutti quanti siamo solo mattoni in un muro, solo pacchetti di identità che il sistema richiede è una cosa reale. Ed è vera. È vera ancora oggi".
E così giungiamo all’oggi.
Nel 2017, nonostante gli straordinari processi storici che l’hanno nutrita, la scuola è un sistema fisso e povero. Povero di fantasia, di libertà e di espressività. Abbiamo smarrito le idee di condivisione, dialogo e crescita iniziali, sostituendoli con schemi rigidi, voti, date di scadenza ed omologazione. Il sapere adesso si dimostra e lo si fa tramite un dialogo fine a sé stesso in cui conta la riproduzione di concetti espressi sui testi e non la loro interpretazione libera e personale. Questo momento di massima perdizione soggettiva culmina con un numero che tecnicamente dovrebbe indicare il nostro rendimento. Alla lunga questo voto starebbe proprio a definire la nostra intera persona. E così, è spesso proprio questo a limitarci da molte possibilità, specialmente lavorative. Il numero, secondo quest’ottica, già dice tutto sul nostro rendimento e sulla nostra personalità.
I giorni si svolgono passando numerose ore a scuola, per poi tornare a casa e continuare a studiare per diverso tempo quelle troppe materie che mai saranno proprie dello studente. Intanto, fuori la vita va avanti. C’è il sole e potremmo scrivere, dipingere, fotografare, fare escursioni, uscire, correre, camminare, fare sport, definire le proprie interpretazioni riguardo la vita, vivere interamente ogni secondo. Ma non possiamo, altrimenti non supereremmo l’anno e rimarremo chiusi in questo circolo vizioso, in questo vortice infinito di smarrimento e monotonia.
Viviamo in funzione dell’attesa. Visione mistica quella del fine settimana o di qualche giorno libero. Questo perchè è solo in questi spazi bianchi che siamo liberi di dipingere i secondi con i nostri colori e non con quelli della cultura intellettualista.
Raramente le lezioni impartite escono dall’orbita della programmazione annuale, alla quale, purtroppo, devono necessariamente attenersi gli insegnanti.
La conoscenza tutta è stata ridotta a un edificio in cui sostare per metà giornata, tra ansia e paura. Riflettendoci, non sarebbe più produttivo dialogare all’aperto senza forme di costrizioni, sia empiriche, concrete sia eteree, psicologiche?
Gli studenti sono schiavi di un sistema fisso e statico che non permette lo sviluppo delle proprie passioni, nonché dell’intero concetto di individualità. Se è vero che vi sono diversi indirizzi scolastici volti all’approfondimento di alcune tendenze del soggetto, è pur vero che è considerata una fortuna l’esser soddisfatti della scelta presa a dodici o tredici anni, in quel periodo misto di fretta e dubbi che è la terza media. Spesso accade che l’indirizzo scelto non corrisponda alle capacità della persona in questione, le quali si sviluppano più tardi. Tantissime altre passioni sono surclassate e dimenticate.
Non è una questione di pessimismo, la scuola è una vera e propria conquista per l’umanità ed è indubbiamente una parte fondamentale della nostra vita in quanto fornisce educazione e conoscenze basilari. Il problema sta nel sistema e nei modi, che sono arretrati se confrontati ad altri paesi odierni, primi fra tutti i Paesi Nordici.
Pertanto, resta, per adesso, un sogno quello di una scuola che possa ritornare ai suoi valori originari: libertà, confronto ed espressione; esente da compiti che cancellano i pomeriggi e verifiche assidue che non fanno altro che destabilizzare.



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